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domenica 1 aprile 2012

30/03/2012 La movida notturna di Vientiane / Night life in Vientiane


Dopo Kathmandu, New Delhi, Colombo, Kuala Lumpur e Bangkok stamattina sono arrivato nella sesta capitale asiatica: Vientiane. Situata sulla sponda occidentale del maestoso fiume Mekong , al confine con la Thailandia, è stata la prima città moderna del Laos dal 1975 con l’avvento del comunismo nel paese. Si avverte da subito l’influenza francese, ultimi colonizzatori che ne fecero la capitale del protettorato. E’ finora la capitale asiatica più piccola e tranquilla del mio viaggio, piacevole e semplice da visitare in bicicletta. Da non perdere Patuxai , un grandioso monumento simile all’arco di trionfo parigino costruito per i caduti della guerra per l’indipendenza dalla Francia, e il Pha That Luang, uno stupa d’oro e il più importante monumento del Laos. Vientiane è una città in forte sviluppo, lo si può osservare dalla ricchezza di bellissimi templi recenti, tra i quali ho notato una nuovissima statua di Buddha raffigurato disteso lunga circa 30 metri, e per la passeggiata asfaltata in costruzione sulla sponda del Mekong dove i giovani laotiani trascorrono tempo soprattutto al tramonto giocando a calcio o praticando lo skateboard.

Curioso di conoscere la movida notturna dei laotiani, convinco Franco, uno scultore toscano con cui condivido il viaggio da 2 giorni, e Giulia, una studentessa marchigiana conosciuta sul mezzo da Vang Vieng, ad andare nel locale più trendy della città dove si scatenano i ragazzi locali. Mi consigliano il Future Club così, dopo cena, ci incamminiamo seguendo le indicazioni della gente. Dopo una breve camminata troviamo la zona dei locali ed ecco il Future che appare davanti a nostri occhi. Entriamo nella prima sala, quella trash con squallida musica tecno tamarra con diversi laotiani e stranieri che ballano attorno a dei tavolini alti su cui posano le bottiglie di whisky o birra. Scopriamo un’altra sala con concerti live di una cover band, anche qua ballano attorno a dei tavolini su cui bevono e mangiano. Gli uomini sono eleganti e molto curati con la camicia o la polo e pettinati a spazzola o con la frangia stile emo. Le donne pure sono molto eleganti ma soprattutto, quelle della prima sala, sono completamente disinibite e a caccia di stranieri.

Dopo un’oretta di concerto, in cui abbiamo conosciuto un malese che lavora per un’azienda italiana che semina pomodori in Vietnam e li vende in Italia, io e Franco decidiamo di fare un giro nell’altra sala perdendo definitivamente Giulia. Appena entrati ci ritroviamo ad un tavolino con due laotiane che ci offrono bicchieri di birra con ghiaccio. Ballano scatenate e decise provocandoci, ma dopo alcuni balli le salutiamo e andiamo al bancone a bere una birra. Osservo alcuni brutti stranieri ubriachi e bavosi con attorno gruppi di ragazze laotiane, situazione piuttosto squallida. Intanto Franco conosce una ragazza carina che almeno parla inglese e sembra simpatica. Cerca di affidarmi l’amica bassa e brutta ma mi allontano di fretta.

Il locale chiude presto, verso l’una, così ci spostiamo ad uno a fianco che si chiama Home Club. Il tasso alcolico della gente si alza e cosi si notano scene sempre più spinte soprattutto di donne laotiane scatenate con ragazzi stranieri. Poco dopo essere entrato cerco di raggiungere il bagno e attraversando la pista da ballo mi son sentito due volte toccare il fondoschiena, ma nella confusione non sono riuscito a capire chi sia stato. Perdo anche Franco e osservo curioso la situazione dentro al locale. Quando penso di averne avuto abbastanza decido di tornare verso l’ostello con un tuk tuk. Nel corso del tragitto noto una laotiana sullo scooter che mi segue sorridendo. Quando scendo dal mezzo l’autista cerca di vendermi marijuana o oppio e al mio rifiuto non demorde e insiste. La ragazza cerca di convincermi a salire sullo scooter con lei. Arrivo davanti all’ostello e mentre busso alla porta , perché trovo tutto chiuso, arrivano altre due ragazze su uno scooter alla caccia di uomini. Dopo 15 minuti che busso ecco che finalmente qualcuno mi apre – sono salvo !

Sinceramente non so se quest’ultime erano prostitute o solo ragazze che si volevano divertire - non gliel’ho chiesto – ma so che purtroppo la rapida “evoluzione” di Vientiane ha portato corruzione e prostituzione. Sono rimasto sorpreso da questa serata e di conoscere un’altra faccia della popolazione locale, ma non sono venuto in questi paesi per incentivare il turismo sessuale che purtroppo è molto diffuso.


After Kathmandu, New Delhi, Colombo, Kuala Lumpur and Bangkok, this morning I arrived in another Asian capital, my sixth: Vientiane. Standing on the west river bank of the mighty river Mekong, on the border with Thailand, it was the first modern city in Laos after the communists came to power in 1975. The French influence - they were the last colonisers and made it the capital of their protectorate - is immediately tangible. So far it has been the smallest and quietest Asian capital of my travels, nice and easy to visit by bicycle. Patuxai, a great monument similar to the Arc de Triomphe in Paris, built to commemorate the dead in the war for independence from France, is a must-see, as is the golden stupa of Pha That Lung, the most important monument in Laos. Vientiane is developing quickly, as shown by the richness of the beautiful modern temples, including a brand-new thirty-metre statue of a reclining Buddha, and the asphalted walk being built along the Mekong, where young Laotians play football or skateboard, especially at dusk.

Curious to find out what Laotian night life is like, I convinced Franco, a sculptor from Tuscany who I met two days before, and Giulia, a student from Marche who I met on journey from Vang Vieng, to go to the most popular club in the city where the locals youngsters go wild. I was advised to try the Future Club, so after dinner we headed there following the directions we’d been given. After a short walk we found the area where the clubs are, including the Future. We entered the trashy first hall with its awful techno music and Laotians and foreigners dancing on high tables where bottles of whisky or beer stood (video). Another room had a live concert by a cover band and people dancing around tables where they ate and drank. The men were elegant, wearing a polo or a shirt and had a crewcut or a emo-like fringe. The women were also elegant, especially those in the first room, but above all very uninhibited and on the prowl for foreigners.

After listening to the concert for about one hour, during which we met a Malaysian who works for an Italian company that grows tomatoes in Vietnam and sells them in Italy, Franco and I decided to have a look around another hall and lost Giulia for good. As soon as we entered, we ended up at a table with two Laotians women who offered us glasses of beer with ice cubes. They danced wildly and in a provocative way but after a bit we said goodbye and went to the bar to drink some beer. I watched some ugly, drooling, pissed drunk foreignes surrounded by groups of Laotian girls - a rather squalid situation. Meanwhile Franco met a cute girl who spoke English and seemed funny. She tried to set me up with her short ugly friend, but I quickly left.

The club closed early, around one, so we moved to another one nearby, called Home Club. The level of alcohol being downed increased and there were more and more scenes involving wild Laotian girls and foreign men. Shortly after arriving I tried to make my way to the bathroom and while crossing the dancefloor I was touched on the backside twice, but in the chaos I couldn’t see who had done it. I lost sight of Franco, too, so started observing the situation around me. When I’d had enough I decided to take a tuk tuk back to my hostel. On the way back I noticed a Laotian girl following me on a scooter, smiling. When I got off the tuk tuk, the driver tried selling marijuana or opium to me but when I said no, thanks, didn’t insist. The girl tried convincing me to get on the scooter with her. At the hostel I had to knock at the door because it was locked and two more Laotian girls searching for foreigners arrived on a scooter. After knocking for fifteen minutes, somebody finally opened the door – safe at last!

I really don’t know if they were prostitutes or just girls looking for a good time - I didn’t ask - but I know that Vientiane’s rapid development has, unfortunately, also brought corruption and prostitution. The evening out and discovering the other side of the locals was surprising for me but I didn’t come to these countries to incentivize sexual tourism, which is unfortunately very common.



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